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	<description>led ed eco illuminazione a basso consumo in una guida online.</description>
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		<title>Lampade Fluorescenti (CFL): si risparmia davvero?</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 16:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come abbiamo tutti appreso dalla televisione o dai giornali, presto le lampadine tradizionali a incandescenza dovranno essere sostituite con quelle fluorescenti &#8216;a basso consumo&#8217;.
Considerato il fatto che l&#8217;esperienza di italiani ci insegna ad essere quantomeno sospettosi circa le decisioni che ci piovono dall&#8217;alto, ci siamo chiesti se anche questo cambio obbligatorio non nasconda le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">C</span></span>ome abbiamo tutti appreso dalla televisione o dai giornali, presto le lampadine tradizionali a incandescenza dovranno essere sostituite con quelle fluorescenti &#8216;a basso consumo&#8217;.<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">C</span></span>onsiderato il fatto che l&#8217;esperienza di italiani ci insegna ad essere quantomeno sospettosi circa le decisioni che ci piovono dall&#8217;alto, ci siamo chiesti se anche questo cambio obbligatorio non nasconda le sue magagne (per noi consumatori) e non sia, in realtà, un ennesimo favore agli industriali che producono lampade a fluorescenza.<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">C</span></span>i dicono che con le lampade fluorescenti si risparmia. Ne siamo sicuri? E quanto si risparmia?<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">D</span></span>iciamolo subito, non abbiamo fatto un&#8217;indagine scientifica, nel senso che non abbiamo proceduto con misurazioni e calcoli minuziosi. Ci basiamo sull&#8217;esperienza personale e su ciò che abbiamo percepito effettuando il cambio di queste lampade in un appartamento medio-grande.<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">C</span></span>hi vi scrive, ha adottato le lampade a fluorescenza già da qualche anno e ha notato quanto segue.<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">1)</span></span> Nonostante il mio stile di vita negli ultimi anni non sia cambiato, così come i miei elettrodomestici, l&#8217;importo della fattura della luce non è mai sceso, semmai è costantemente salito (in barba a quello che ci dicevano circa la riduzione dei costi energetici).<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">2)</span></span> La frequenza del cambio della lampada &#8216;a basso consumo&#8217; è più alta rispetto a quanto avveniva con la lampada a incandescenza. Queste ultime si &#8216;fulminavano&#8217; dopo parecchio tempo, mentre oggi quelle a fluorescenza &#8217;si bruciano&#8217; prima. Per darvi un&#8217;idea, la lampada a incandescenza che ho ancora in veranda è vecchia di 8 anni, la accendo spesso e funziona regolarmente, mentre la lampada a fluorescenza che ho in bagno è già stata cambiata tre volte nel giro di pochi anni. Ambedue le lampade non hanno mai subìto urti o cose del genere.<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">3)</span></span> Il costo delle nuove lampade è superiore (e di molto), rispetto a quelle vecchie.<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">4)</span></span> Tra il costo della lampada e la frequenza del suo cambio (dovuto alla scarsa durata), il risparmio teorizzato è inconsistente o addirittura inesistente.<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">5)</span></span> Le lampade a fluorescenza contengono sostanze nocive per l&#8217;Uomo (vapori di mercurio, mercurio liquido e gas).</p>
<div style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;">ESISTE UN&#8217; ALTERNATIVA?</span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: 85%;">(Quest&#8217;altra parte, invece, non è un&#8217;opinione)</span></div>
<p><span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">E</span></span>siste la possibilità di sostituire le lampade a incandescenza con quelle <span style="font-weight: bold;">a LED</span>, con un risparmio dell&#8217;80%, senza mercurio, ecologiche, con durata eccezionale (50 mila ore, cioè 16 anni) e prive di emissioni di onde infrarosse ed ultraviolette. Un supermercato svizzero (<a href="http://www.migros.ch/IT/Sulla_Migros/Sostenibilita/Progetti/Protezione_del_clima/Seiten/supermercato_ecologico.aspx">Migros</a>) le ha già adottate, nel rispetto dello standard MINERGIE®. In questo modo si può risparmiare e rispettare l&#8217;ambiente.<br />
<span style="font-size: 180%;"><span style="color: #ff0000;">P</span></span>eccato che queste lampade a LED in Italia non vengano pubblicizzate. Già&#8230; chissà perché?</p>
<p>ARTICOLO COPIATO E INCOLLATO DA:<br />
http://italianimbecilli.blogspot.com/search/label/suggerimenti</p>
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		<title>Ma vero che le lampadine a risparmio energetico (CFL) consumano meno?</title>
		<link>http://www.ecovisionblog.com/?p=46</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 16:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nostra cara vecchia Edi al momento è criminalizzata: consuma troppo, inquina. Ma è poi proprio vero che la nuova e rivoluzionaria lampadina a &#8220;risparmio energetico&#8221; (o CFL) consuma meno, e non inquina? O si sta, più o meno inconsapevolmente, diffondendo una falsa notizia a vantaggio di pochi interessati? Cosa succederà qualora la nostra EDI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra cara vecchia Edi al momento è criminalizzata: consuma troppo, inquina. Ma è poi proprio vero che la nuova e rivoluzionaria lampadina a &#8220;risparmio energetico&#8221; (o CFL) consuma meno, e non inquina? O si sta, più o meno inconsapevolmente, diffondendo una falsa notizia a vantaggio di pochi interessati? Cosa succederà qualora la nostra EDI venisse messa al bando, per fare spazio a CFL? Per rispettare i parametri imposti dal protocollo di Kyoto, si è infatti messa in atto una politica del bando delle incandescenti basata sul presupposto di essere &#8220;energivora&#8221; ed inquinante. Presupposto che, con un pò di conti, potrebbe cadere: a partire dalle materie prime, i cicli di produzione e di smaltimento, fino al reale consumo energetico, nel confronto tra EDI e CFL non è detto sia proprio EDI a perdere.</p>
<p>Babylonbus ha condotto una inchiesta per saperne di più e magari smascherare un possibile giro di interessi che ben poco ha a che fare con il rispetto per l&#8217;ambiente e con il protocollo di Kyoto.</p>
<p>1° Capitolo: <a href="http://www.babylonbus.org/html/lampadineidrauliche.html">La lampadina che fa risparmiare acqua </a></p>
<p>2° Capitolo: <a href="http://www.babylonbus.org/html/mercurio%20e%20il%20pianeta%20terra.html">Mercurio e il pianeta Terra </a></p>
<p>3° Capitolo: <a href="Longevità e mortalità infantile">Longevità e mortalità infantile </a></p>
<p>Articolo di Milena Gabanelli uscito su Io donna (<a href="http://www.babylonbus.org/html/articolo_gabanelli.pdf">scarica pdf)</a></p>
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		<title>Primo supermercato svizzero costruito secondo lo standard MINERGIE®</title>
		<link>http://www.ecovisionblog.com/?p=42</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 16:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[minergie]]></category>

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		<description><![CDATA[Inaugurata nell’autunno del 2006, la filiale Migros di Amriswil (Canton Turgovia) rappresenta una pietra miliare nel settore del risparmio energetico.
Il supermercato Migros di Amriswil è il primo supermercato svizzero costruito seguendo lo standard MINERGIE®. Il rispetto dello standard è stato ottenuto grazie a un involucro ad alto potere isolante che avvolge l&#8217;edificio e grazie all&#8217;impiego [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inaugurata nell’autunno del 2006, la filiale Migros di Amriswil (Canton Turgovia) rappresenta una pietra miliare nel settore del risparmio energetico.</p>
<p>Il supermercato Migros di Amriswil è il primo supermercato svizzero costruito seguendo lo standard MINERGIE®. Il rispetto dello standard è stato ottenuto grazie a un involucro ad alto potere isolante che avvolge l&#8217;edificio e grazie all&#8217;impiego del calore disperso dagli impianti di refrigerazione per mezzo di una pompa di calore. Questi provvedimenti permettono di ridurre annualmente le emissioni di anidride carbonica di 80 tonnellate rispetto alle emissioni delle filiali tradizionali*. Confronto: in Svizzera una persona produce 6 tonnellate di anidride carbonica l&#8217;anno (escl. l&#8217;energia grigia).</p>
<p>Nel giugno del 2007 la Migros Aare e la Migros Svizzera orientale di Schwarzenburg (BE) e Buchs (TG) hanno aperto due nuove filiali costruite nel rispetto dello standard MINERGIE®.</p>
<p>Verranno inoltre progettate altre costruzioni secondo lo standard MINERGIE®:</p>
<p>* Nel 2008 la Cooperativa Migros Aare costruisce due nuovi centri commerciali secondo lo standard MINERGIE®, uno a Berna (Westside a Bern-Brünnen) e uno a Brügg. Il centro commerciale e per il tempo libero Westside dimostra che standard MINERGIE® e una buona architettura non si contrastano: il centro Westside ricava circa il 50% di calore da una caldaia moderna funzionante a truciolo di legno riducendo l&#8217;emissione di anidride carbonica di 1700 tonnellate l&#8217;anno.<br />
* Il 2 di ottobre l&#8217;affiliata della Migros Migrol di Brugg (AG) ha aperto la prima stazione di servizio in Svizzera costruita seguendo lo standard MINERGIE®. In occasione della costruzione è stato riconcepito l&#8217;intero impianto energetico. Con il nuovo sistema l&#8217;acqua calda per il negozio e il suo riscaldamento verranno prodotti tramite riscaldamento degli impianti di raffreddamento. In tal modo non verrà sprecata energia. Il fabbisogno energetico della stazione di servizio e del negozio verrà ridotto annulamente da 165&#8242;000 chilowattore a 94&#8242;246 chilowattore.<br />
* In Svizzera orientale verrà aperto nel 2008 il centro commerciale Rheinpark.<br />
* La sede della Federazione delle Cooperative Migros, situata presso la piazza Limmatplatz a Zurigo, è stata risanata seguendo lo standard Minergie. Tale risanamento comporta un risparmio annuale di 1,7 milioni di KWh di energia (risparmio del 67%) e 460 tonnellate di emissioni di anidride carbonica, riducendo i costi energetici del 60%.</p>
<p>* (Tale cifra è il risultato della statistica energetica della Migros)</p>
<p>Standard MINERGIE® anche al Marin-Centre</p>
<p>Anche il Marin-Centre in Svizzera occidentale viene attualmente costruito secondo lo standard MINERGIE®. La prima parte del centro commerciale è già pronta e riceverà in breve tempo un certificato provissorio. Il termine della costruzione dell&#8217;intero edificio è prevista entro il 2011, data in cui verrà assegnato il certificato definitivo.<br />
Edifici costruiti seguendo lo standard MINERGIE®. Informazioni utili</p>
<p>Lo standard MINERGIE® è uno standard edilizio opzionale. Gli obiettivi principali di tale standard sono l&#8217;impiego razionale dell&#8217;energia e il maggiore impiego di energie rinnovabili. Grazie a tali obiettivi lo standard mira a ridurre l&#8217;impatto ambientale, a migliorare la qualità di vita dei cittadini e ad assicurare la competitività. Lo standard MINERGIE® differenzia in dodici diverse categorie di edifici (case unifamiliari, scuole, punti vendita ecc.).</p>
<p>Negli edifici costruiti secondo lo standard MINERGIE® il consumo di energia è severamente limitato. Questo obiettivo di risparmio energetico può essere raggiunto in diversi modi, l&#8217;importante è che l&#8217;intero edificio venga considerato come un sistema integrale. L&#8217;involucro ad alto potere isolante che avvolge l&#8217;edificio e il laboratorio per gli impianti dell&#8217;edificio dove sono installati i sistemi di riscaldamento, di aerazione e di trattamento di acqua calda rivestono un ruolo fondamentale.</p>
<p>La marca MINERGIE® comprende lo standard MINERGIE® e lo standard MINERGIE-P® (direttive e requisiti più severi). Attualmente in Svizzera 6000 edifici con una superficie totale di 6 milioni di m² dispongono del certificato MINERGIE®.</p>
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		<title>32.256 Led a firma Philips per illuminare la Times Square di New York.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 19:39:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News e Curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Risparmio energetico fino al 20%, 30.000 ore di durata di vita, 22watt di potenza necessaria pari all’88% in meno rispetto alle precedenti lampade ad incandescenza
New York – Philips (NYSE: PHG, AEX: PHI) si dimostra ancora una volta leader nel campo dei sistemi di illuminazione a LED a basso consumo in veste di partner ufficiale per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Risparmio energetico fino al 20%, 30.000 ore di durata di vita, 22watt di potenza necessaria pari all’88% in meno rispetto alle precedenti lampade ad incandescenza</em></strong></p>
<p>New York – Philips (NYSE: PHG, AEX: PHI) si dimostra ancora una volta leader nel campo dei sistemi di illuminazione a LED a basso consumo in veste di partner ufficiale per la famosa New Year’s Ball di Times Square. Grazie all’utilizzo della nuova tecnologia LED, la popolare sfera luminosa – che quest’anno ha raddoppiato le sue dimensioni – ha incorporato più del triplo delle luci a LED Philips LUXEON® usate nella versione 2007, per un’esperienza ancora più luminosa, ecologica e indimenticabile.</p>
<p>Per celebrare il centesimo anniversario della manifestazione, Philips ha pensato di segnare il passaggio ad una nuova era per l’illuminazione sostituendo, per la prima volta nella storia dell’evento, le lampade ad incandescenza e alogene della Times Square Ball con luci a LED. In questo modo, la folla di visitatori accorsa da tutto il mondo per festeggiare il nuovo anno ha potuto godere di una luce ancora più luminosa ed Energy-efficient, in grado di diffondere 16 milioni di colori vividi ed effetti speciali mai visti prima.</p>
<p>Nel 2008, la Ball ha raddoppiato le <strong>sue dimensioni fino a raggiungere un diametro di 3,5 metri</strong>, per un totale di <strong>32.256 LED LUXEON Philips</strong> – più del triplo rispetto allo scorso anno. L’aumento del volume dei LED ha reso l’attesa del nuovo anno ancora più splendente e allo stesso tempo più ecologica, dal momento che ciò ha consentito un <strong>risparmio energetico superiore al 20% rispetto al 2007</strong>.  I  LED di quest’anno consumano circa la stessa quantità di energia/ora impiegata per far funzionare due comuni forni da cucina.</p>
<p>&#8220;La Times Square Ball consente a Philips di mostrare la potenza, la bellezza e l’efficienza energetica dei LED LUXEON, oltre ai numerosi vantaggi che la tecnologia LED può offrire non solo a installazioni simbolo come questa, ma a un’ampia gamma di applicazioni consumer e professionali“, ha affermato Kaj den Daas, Presidente di Philips Lighting North America.  “Mentre la notte di San Silvestro cade una sola volta all’anno, la tecnologia a LED utilizzata per la Times Square Ball presto si evolverà ad un’alternativa di illuminazione a basso consumo sempre più reale per i consumatori di tutto il mondo, e aiuterà  a creare un futuro più luminoso e sostenibile per le generazioni che verranno.&#8221;</p>
<p>Oltre alla sfera luminosa, Philips ha illuminato anche i Times Square Numerals (2-0-0-9) utilizzando le lampade Philips Halogena Energy Savers – una linea di bulbi alogeni luminosi e a lunga durata in grado di superare in termini di efficienza energetica le lampadine a incandescenza del 30-47%.</p>
<p><strong>Alcuni dettagli:</strong></p>
<ul>
<li>Numero di LED sulla sfera:  <strong>la Ball incorpora 32.256 LED Philips Luxeon</strong>, più del triplo rispetto a quelli impiegati l’anno scorso. Ciascun LED può essere controllato digitalmente per creare effetti straordinari</li>
<li><strong>Colori:  LED rossi, verdi, blu e bianchi creano una tavolozza di oltre 16 milioni di colori vividi, brillanti e fortemente saturi con miliardi di possibili effetti luminosi.</strong></li>
<li><strong>Il sistema di illuminazione</strong> è stato studiato <strong>per funzionare oltre 30.000 ore</strong> in base all’uso (rispetto alle precedenti soluzioni a incandescenza e alogene previste che avevano un funzionamento di circa 1.000 ore). La lunga durata dei LED rappresenta un vantaggio chiave per questa particolare applicazione dal momento che quest’anno, per la prima volta, la  Times Square Ball illuminerà la piazza per tutto il 2009.</li>
</ul>
<ul>
<li>Rispetto alla precedente versione illuminata da fonti di luce alogene e incandescenti:  nel complesso occorrerà <strong>un totale di soli 22 Watt di potenza per i LED Philips rossi, verdi, blu e bianchi per produrre l’equivalente quantità di luce generata dai 180 Watt delle lampadine a incandescenza usate in precedenza. Ciò rappresenta una riduzione di 158 Watt, pari all’88%, nel consumo elettrico per serie di 4 colori.</strong></li>
<li>Impatto ambientale dell’efficienza LED: i LED richiedono molta meno corrente rispetto alle lampade a incandescenza o alogene, pur fornendo un livello di luce equivalente con un consumo di Watt notevolmente inferiore. <strong>Ciò riduce la quantità di energia da erogare, diminuendo di conseguenza l’emissione nell’atmosfera di agenti inquinanti come CO2, mercurio e biossido di zolfo – tutti sottoprodotti del processo per la produzione di elettricità.</strong></li>
<li>Tempo di risposta del LED:  la tecnologia LED è caratterizzata da una possibilità di accensione/spegnimento istantanea, laddove la tecnologia a incandescenza e alogena richiede tempo per raggiungere sia la luminosità totale che lo spegnimento. La rapidità del tempo di risposta del LED consente un range di gran lunga superiore di effetti cinetici mai raggiunto dalla precedente tecnologia.</li>
<li>Durata:  mentre le lampadine alogene e a incandescenza possono danneggiarsi se sottoposte a colpi o vibrazioni, <strong>i LED sono in grado di resistere a vari tipi di shock, offrendo una durata superiore e una manutenzione ridotta.</strong></li>
<li>Fonte di luce sicura:  <strong>privi di piombo e mercurio, i LED Philips sono conformi alla RoHS (la normativa europea “Reduction of Hazardous Substances” per la riduzione delle sostanze a rischio).</strong></li>
</ul>
<table border="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td width="130"></td>
<td colspan="2" width="244">
<p align="center"><strong>Precedenti lampadine a incandescenza e alogene</strong></p>
<p align="center"><strong>(Lumen &amp; Watt) </strong></p>
</td>
<td colspan="2" width="263">
<p align="center"><strong>2008-2009 Philips LEDs</strong><strong><br />
</strong><strong>(Lumens and Watts) </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Colori</td>
<td width="121">
<p align="center">Incand./Halogena<br />
Lumens</td>
<td width="121">
<p align="center">Incand./Halogena<br />
Wattage</td>
<td width="134">
<p align="center">Philips LED<br />
Lumens</td>
<td width="127">
<p align="center">Philips LED<br />
Wattaggio</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Rossi</td>
<td width="121">
<p align="center">54</p>
</td>
<td width="121">
<p align="center">40</p>
</td>
<td width="134">
<p align="center">54</p>
</td>
<td width="127">
<p align="center">&lt; 2 (95% risparmio economico)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Verde</td>
<td width="121">
<p align="center">24</p>
</td>
<td width="121">
<p align="center">40</p>
</td>
<td width="134">
<p align="center">24</p>
</td>
<td width="127">
<p align="center">&lt; 1 (97.5% risparmio economico)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Blu</td>
<td width="121">
<p align="center">6</p>
</td>
<td width="121">
<p align="center">40</p>
</td>
<td width="134">
<p align="center">6</p>
</td>
<td width="127">
<p align="center">&lt; 1 (97.5% di risparmio economico)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Bianco</td>
<td width="121">
<p align="center">900</p>
</td>
<td width="121">
<p align="center">60</p>
</td>
<td width="134">
<p align="center">900</p>
</td>
<td width="127">
<p align="center">18 (70% risparmio economico)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="130">Totale wattaggio (per 4 serie di colori)</td>
<td width="121"></td>
<td width="121">
<p align="center">180</p>
</td>
<td width="134">
<p align="center">
</td>
<td width="127">
<p align="center">22<br />
(88% risparmio economico)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		</item>
		<item>
		<title>Le lampadine ecologiche che inquinano l’ambiente</title>
		<link>http://www.ecovisionblog.com/?p=36</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 19:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.ecovisionblog.com/?p=36</guid>
		<description><![CDATA[Tassa di 22 centesimi per lo smaltimento che non c’è  «M’illumino di meno», recita uno slogan che invita al risparmio della luce elettrica. Per completarlo, in tutta onestà, bisognerebbe aggiungere: « …ma pago di più e inquino l’ambiente». E’ una storia tipicamente italiana quella che ci spinge verso l’illuminazione ecologica, senza che ci sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tassa di 22 centesimi per lo smaltimento che non c’è  «M’illumino di meno», recita uno slogan che invita al risparmio della luce elettrica. Per completarlo, in tutta onestà, bisognerebbe aggiungere: « …ma pago di più e inquino l’ambiente». E’ una storia tipicamente italiana quella che ci spinge verso l’illuminazione ecologica, senza che ci sia ancora consentito di evitare la contaminazione degli ecosistemi. Una nuova legge ha fatto scattare, a partire dal novembre 2007, il pagamento di un eco-contributo di 22 centesimi più iva per ogni lampada a basso consumo acquistata. In cambio dovrebbe essere assicurato il ritiro delle lampade non più funzionanti e, soprattutto, il loro riciclaggio in appositi centri, allo scopo di evitare la dispersione delle sostanze tossiche contenute al loro interno: mercurio e polveri fluorescenti. Invece, nei negozi in cui sono commercializzati questi prodotti, non c’è traccia dei contenitori per la raccolta differenziata, né c’è l’intenzione di accollarsi quintali di lampade fuori uso in attesa che si metta in moto il meccanismo di raccolta. Provare per credere, i più vi risponderanno: «Sì, da quest’anno applichiamo il sovrapprezzo ecologico su lampade e apparecchiature elettriche. Siamo stati informati dai produttori della costituzione di alcuni centri di riciclaggio. Ma il servizio di raccolta non è partito».  E nell’attesa le lampade finiscono nei normali cassonetti della spazzatura dove, quando non si riducono in pezzi, spargendo nell’ambiente le sostanze pericolose, tocca alla sensibilità degli operatori ecologici delle aziende municipalizzate recuperarle e poi avviarle ai centri di raccolta capaci di riciclarle. Il problema esiste solo per i 130 milioni di lampade a basso consumo di vario tipo vendute ogni anno in Italia: i cosiddetti «tubi fluorescenti» compatti e non compatti, per i quali c’è l’obbligo dello smaltimento differenziato. Tutte le altre lampade a filamento (o a incandescenza che dir si voglia) non contengono elementi tossici. «E&#8217; vero, la raccolta differenziata non è partita perché non sono ancora operative le norme specifiche per regolare il complesso meccanismo di recupero presso i punti vendita — conferma Valerio Angelelli, del ministero dell’Ambiente, presidente del Comitato di controllo e vigilanza Raee, sigla che sta per Rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche —. Noi, come ministero, quelle norme le abbiamo già scritte. Ora siamo in attesa dell’approvazione finale da parte della Commissione europea. Ancora qualche mese e tutto dovrebbe funzionare come previsto».  E allora perché imporre un nuovo balzello se il sistema non è a regime? «Perché si tratta di un obbligo previsto dall’Unione europea che in Italia abbiamo recepito con un’apposita legge, la 151 del 2005—risponde Angelelli —. La legge doveva essere operativa dal 13 agosto 2005. Questa inadempienza poteva fare scattare una procedura di infrazione perché siamo stati gli ultimi in Europa ad adeguarci. Poi, nel corso di quest’ultimo anno, abbiamo provveduto ad emanare la norme necessarie a rendere operativa la legge». La legge richiamata da Angelelli è figlia di un principio valido non solo per le lampadine, ma anche per tutti gli apparecchi elettrici e elettronici, piccoli e grandi, dai cellulari ai frigoriferi: d’ora in poi chi li produce deve assicurarne il recupero a fine vita, evitando che nell’ambiente siano disperse le eventuali sostanze nocive e garantendo il riciclaggio delle parti utili. Il ciclo di esistenza di un apparecchio che comincia in una fabbrica si deve chiudere sotto la responsabilità degli stessi produttori. Ormai funziona così in tutto il mondo industrializzato. Per rispettare questo principio, i costruttori di apparati elettrici hanno creato dei consorzi che devono provvedere al riciclo. L’eco-contributo che paghiamo su ogni apparecchio serve, in pratica, a finanziare i nuovi oneri dei produttori.  Allo scopo di riciclare le lampadine a basso consumo, in prospettiva le sole a essere utilizzate, visto che quelle a filamento, più economiche ma molto energivore, saranno bandite fra circa un anno e mezzo (1˚ gennaio 2010), esistono per ora in Italia sette impianti. «Quasi tutti concentrati al Nord—informa Paolo Colombo, direttore del consorzio Ecolamp, che raccoglie le maggiori imprese nazionali e internazionali produttrici di sorgenti luminose —. Tre sono nel Milanese: a Muggiano, S.Giuliano e Segrate; le altre a Brescia-Castenedolo, Padova, Gorizia e Roma-S. Palomba. Il Sud, per ora, ne è privo e questo implica maggiori problemi di raccolta e trasporto». Gli impianti riciclatori sono il punto d’arrivo del sistema; quello di partenza sono gli esercizi commerciali che dovrebbero essere già dotati dei contenitori di raccolta per le lampade a risparmio, simili a quelli che si trovano in parecchi esercizi commerciali per le pilette esauste o per i medicinali scaduti. Trasporti periodici dovrebbero poi assicurare il trasferimento dei contenitori fino alle piazzole comunali o intercomunali di raccolta; e, infine di lì ai riciclatori.  Le piazzole già operative sono circa 500 su un totale di mille previste in tutta Italia. In esse si devono accumulare, oltre alle lampade, anche tutti gli altri Raee. Basteranno a soddisfare le esigenze di 8.000 comuni? «Dipende dal volume dei materiali elettrici e elettronici di cui ogni italiano riuscirà a sbarazzarsi. Le statistiche dicono che ogni anno ne eliminiamo una quindicina di kg a testa. Sarebbe già un ottimo risultato raggiungere entro il 2008 l’obiettivo di 4 kg pro capite, cioè disfarsi in maniera ecologica di 240.000 tonnellate di rifiuti elettrici e elettronici», auspica Angelelli. A parte il difficile avvio del riciclo, le lampade a basso consumo sono, per ora, le sorgenti luminose più consigliate in tutto il mondo. E’ vero che costano circa dieci volte di più rispetto a quelle a filamento, ma durano anche dieci volte di più e consumano l’80% di meno. Impiantarle nei locali dove si tengono a lungo le luci accese comporta un risparmio annuo di diverse decine di euro sulla bolletta elettrica familiare e quindi un rapido ammortamento della maggior spesa sostenuta per acquistarle. Per questi vantaggi la loro diffusione sul mercato è esplosa: solo due anni fa coprivano il 10% di tutte le lampade vendute. «Oggi—dice Colombo—rappresentano circa il 30% di tutte le sorgenti e prevediamo che nel giro di cinque anni si arriverà al 50%, con notevoli risparmi di energia elettrica, di petrolio e di emissioni di CO2».</p>
<p>Fonte: Franco Foresta Martin</p>
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		<title>Preview: ECOVISION StarLED 4W</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 10:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Faro dotato di 66 Led ad alta luminosità funzionante a 230V.
Dotato di filo senza spina, per collegamento diretto in canalina.
La scocca di alluminio con verniciatura di colore bianco, rende questo faro adattabile in ogni situazione; inoltre è resistente all&#8217;acqua e può quindi essere montato all&#8217;esterno (IP65). Viene venduto completo di staffa per un facile montaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Faro dotato di 66 Led ad alta luminosità funzionante a 230V.<br />
Dotato di filo senza spina, per collegamento diretto in canalina.<br />
La scocca di alluminio con verniciatura di colore bianco, rende questo faro adattabile in ogni situazione; inoltre è resistente all&#8217;acqua e può quindi essere montato all&#8217;esterno (IP65). Viene venduto completo di staffa per un facile montaggio a muro.<br />
Comodo in giardino, nei cortili, nei cantieri.<br />
Ottimo in sistemi di videosorveglianza e sicurezza, dato il basso assorbimento può essere lasciato sempre acceso.<br />
Il prezzo più elevato, viene presto ricompensato dal basso consumo (5Watt) e dalla lunga durata 100000 ore.<br />
Genera una luce paragonabile ad un faro da 40/50 Watt.<br />
Nessuna scomodità periodica nel dover sostituire la lampada, che per la posizione di un faro, potrebbe essere molto impegnativa.</p>
<div>
<h5>INFORMAZIONI TECNICHE</h5>
<p>- Potenza: 5 Watt<br />
- Tensione nominale: 220-240 Volt AC 50Hz<br />
- Attacco: cavo senza spina<br />
- Vita utile: 100.000 h<br />
- Flusso Luminoso: 360 Lm<br />
- Classe di protezione: IP65<br />
- Materiale: Alluminio<br />
- Angolo fascio luminoso: 60°<br />
- Dimensioni: 17,5&#215;12x14,5 cm<br />
- Colore: Bianco</p></div>
<div>
<h5>DISPONIBILITA&#8217; LIMITATA</h5>
</div>
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		<title>Eco Packaging</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 09:56:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;imballaggio dei prodotti rappresenta una delle principali cause della produzione dei rifiuti, con conseguente problema di smaltimento (discarica, incenerimento). In ambito marketing l&#8217;imballaggio/confezionamento è conosciuto con il termine &#8220;<strong>packaging</strong>&#8221; ed è una delle principali leve del marketing. L&#8217;aspetto della confezione di un prodotto gioca un ruolo importante nella decisione di acquisto d&#8217;impulso ma, come già detto, costituisce anche un problema sociale a valle del processo di consumo. Il ciclo di vita di un bene può essere più o meno lungo, quello del packaging è invece sempre corto. Dopo pochi giorni o al massimo dopo poche settimane la confezione di un prodotto diventa un rifiuto solido urbano. Per eco-packaging si intende il rispetto dei criteri di sostenibilità finalizzati a ridurre gli aspetti negativi del confezionamento. Possiamo delineare tre diverse strade di eco-sostenibilità per il packaging.</p>
<h2>Imballaggi con materiale biodegradabile</h2>
<p>L&#8217;uso del materiale biodegradabile per produrre i confezionamenti permette agli agenti naturali di assorbire e scomporre l&#8217;imballaggio una volta entrato nel ciclo dei rifiuti, riducendo la necessità di ricorrere alla discarica o di procedere all&#8217;incenerimento. Il tipico esempio di materia biodegradabile è la <a href="http://www.ecoage.it/bioplastica.htm">bioplastica</a>. Esiste già ma costa dieci volte di più della plastica tradizionale.</p>
<h2>Confezioni con materiale riciclato</h2>
<p>L&#8217;uso di materiale riciclabile per il confenzionamento consente di recuperare e riutilizzare l&#8217;imballaggio per molti cicli di prodotto. E&#8217; il caso del vetro, del cartone, dell&#8217;alluminio. In passato l&#8217;uso del materiale riciclabile era penalizzato dall&#8217;aspetto grezzo e poco presentabile. Negli ultimi anni le tecniche di riciclaggio hanno raffinato la qualità del prodotto riciclato, rendendolo del tutto simile alla materia prima di primo utilizzo. In quest&#8217;ambito svolgono un ruolo di fondamentale importanza la raccolta differenziata e l&#8217;attività di riciclaggio.</p>
<h2>Confenzioni meno ingombranti</h2>
<p>E&#8217; il cuore dell&#8217;eco-packaging. Una confezione ridotta al minimo indispensabile evita d&#8217;ingrossare inutilmente la discarica vicino casa. Attualmente non esistono regole o standard qualitativi sull&#8217;entità del confezionamento. Le aziende europee possono liberamente scegliere il packaging che preferiscono, grande o piccolo che sia il prodotto contenuto. Difficile sperare in atto di volontà delle imprese. Sarebbe irrazionale. La confezione grande, colorata e ingombrante valorizza il prodotto, aumentando la percezione del suo valore da parte del potenziale cliente. Per spingere le imprese ad incamminarsi lungo la strada dell&#8217;eco-packaging esistono due distinte politiche:</p>
<ol>
<li><strong>Imporre uno standard qualitativo nel confezionamento.<br />
</strong>E&#8217; la strada di lungo periodo in quanto l&#8217;introduzione di uno standard comporta costi produttivi aggiuntivi, perdita di concorrenza interna e una naturale reazione al cambiamento. Basti pensare a Kyoto e alle difficoltà di attuazione.</li>
<li><strong>Seguire una strategia Eco-Label</strong><br />
E&#8217; la strada meno traumatica per le aziende. L&#8217;uso dell&#8217;etichetta &#8216;eco-packaging&#8217; consente ai consumatori di riconoscere e premiare le aziende che decidono spontaneamente di ridurre l&#8217;uso dei materiali nel confezionamento. L&#8217;eco-packaging trasforma l&#8217;handicap in una leva di marketing addizionale, soddisfacendo un bisogno immateriale dei consumatori (rispetto dell&#8217;ambiente, riduzione dei rifiuti in discarica). L&#8217;eco-packaging non è più soltanto parte del marketing &#8216;verde&#8217;. Il problema dei rifiuti in discarica o inceneriti colpisce l&#8217;intera cittadinanza, con o senza sensibilità ambientalista.</li>
</ol>
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